garibaldino

In occasione della Giornata della Memoria, il Parco Nord Milano si anima e si attrezza al fine di preparare una serie di attività volte alla valorizzazione di questo spazio, che è un luogo dell'anima in cui la cultura, la storia e l'espressività umane trovano dimora.
In particolare oggi, insieme ai ragazzi e alle ragazze della 2b. Insieme a Tania e Bianca!

Nulla di quello che si può vedere qui al Parco è veramente naturale! Il Parco Nord nasce a metà degli anni '70 sulle aree allora di proprietà delle industrie Breda, aree in parte bombardate durante la Seconda Guerra Mondiale. Nell’83 è stata fatta la prima piantumazione. In particolare alcuni filari che oggi contraddistinguono il Parco ricalcano in alcuni casi i tracciati delle antiche piste dell'aeroporto Breda. 

Con gli anni nasce l’idea di valorizzare quel patrimonio materiale e immateriale del periodo della Seconda Guerra Mondiale. Grazie alla collaborazione con l’Ecomuseo Urbano Metropolitano di Milano Nord, noi oggi possiamo riscoprire i Rifugi Antiaerei della Breda e riappropriarci di una “storia sotterranea” che sa riemergere dalle radici dei tanti alberi del Parco.

Abbiamo avuto modo di ideare e realizzare concretamente l'allestimento dei bunker Breda - o più precisamente i rifugi antiaerei della V Sezione Aeronautica della Breda - che rappresentano il luogo ideale per stimolare una riflessione sul passato e sulla storia locale, per rafforzare legami sociali, la consapevolezza e la crescita personale. 

Eccoci, quindi, all'opera mentre presentiamo i progetti realizzati dai ragazzi del Servizio Civile Nazionale ai ragazzi della scuola Manzoni di Bresso, venuta in visita ai bunker proprio in occasione della settimana della Memoria.

br patellani2b1

Come prima cosa, ci spostiamo dall'ingresso della Cascina in aula LIM per prendere visione del video realizzato da uno dei gruppi di lavoro in cui siamo stati divisi per occuparci dell'allestimento dei rifugi: una raccolta di testimonianze prese da alcuni "nonni" e dagli ospiti di una casa di riposo, che hanno condiviso con noi i loro ricordi, il vissuto e le sensazioni legate al dramma della Seconda Guerra Mondiale e dei bombardamenti che hanno colpito il Parco Nord, la città di Milano e i suoi dintorni.

Usciamo finalmente all'aperto ...

br patellani2b1

Mentre ci incamminiamo verso i bunker, attraversiamo l'Area Didattica Natura vicino alla Cascina, dove abbiamo modo di godere anche delle piccole gioie regalate dalla natura intorno a noi prima di immergerci sotto terra.

br patellani2b1

Eccoci ...

br patellani2b1

Facciamo il nostro ingresso nei bunker e la prima cosa in cui ci imbattiamo è una bomba realizzata all’uncinetto: si tratta di un progetto artistico sulla memoria della guerra e dei bombardamenti portato avanti in particolare da un gruppo di "nonne" a Dalmine (BG). Queste persone, lavorando insieme all’artista Laura Morelli, hanno realizzato all’uncinetto, a maglia e al tombolo, 33 bombe di dimensioni e forme identiche a quelle sganciate su Dalmine il 6 luglio 1944. L’artista ha irrigidito le bombe con la resina per permettere al pizzo di essere autoportante e leggero.

br patellani2b1

Raccontiamo ai ragazzi la storia del buker: costruito in calcestruzzo di cemento armato, suddiviso in tre elementi principali uguali tra loro che si susseguono a formare una galleria di 100 metri, può contenere circa 380/420 persone per alcune ore.
Ogni galleria principale può ospitare massimo 40 persone e ha un doppio ingresso per favorire in caso di emergenza doppia entrata o uscita. Qui dentro le persone avevano circa mezzo metro quadrato a testa, dovevano rimanere fermi e in silenzio per evitare lo spreco d'ossigeno.
Ogni sezione veniva chiusa da porte in cemento armato, che resistevano ai danni di un esplosione a breve distanza. La forma un po’ bombata permetteva al bunker di resistere a urti a breve distanza, ma non a bombardamenti diretti. Proprio per questo era suddiviso in più parti, ha un tracciato ad andamento spezzato e sono lievemente fuori asse l'una dall'altra... in questo modo se una sezione veniva distrutta le altre avrebbero resistito. Vi sono bagni e depositi per attrezzi.

Ma la storia di questo luogo è anche storia di un ritrovamento - da parte di un gruppo di ragazzi circa 30 anni fa.

Proviamo ad immedesimarci nelle persone che erano presenti qui sotto quasi 74 anni fa ...
Rumore assordante, polvere, calore, muri che tremavano ... paura, angoscia, preoccupazione ...

br patellani2b1

Alla fine ci prendiamo qualche minuto di riflessione sul tema delle radici e dello sradicamento, della memoria e dei suoi legami con le problematiche del nostro presente. 

Abbiamo realizzato dei pannelli sui quali abbiamo raccolto delle storie distanti nel tempo ma accomunate dalla perdita delle proprie radici.

Il primo albero - l’albero del passato - racconta le storie di tre operai della Breda ricordati dal Monumento al Deportato del Parco. Tutti loro hanno subito la deportazione nei campi nazisti: uno sradicamento violento, che anche nei sopravvissuti ha lasciato tracce profonde e che è nostro compito ricordare.

Il secondo albero - quello del presente - riporta cinque storie di migranti: persone che per cause diverse hanno dovuto intraprendere un viaggio e allo stesso tempo affrontare una perdita, nella speranza di andare incontro a una rinascita.

Leggiamo alcune di queste storie ...

Il terzo albero - l’albero del futuro - è ancora da immaginare: abbiamo chiesto ai ragazzi di dirci qui ciò che dal passato vorrebbero portare in un futuro di speranza. 

br patellani2b1

br patellani2b1

 

Usciamo dal bunker e ci avviamo verso la Montagnetta ...

A conclusione del nostro giro, eccoci raccolti sotto il Monumento al Deportato: progettato dallo studio BBPR degli architetti Lodovico - deportato a Mauthausen, Gusen e Gunskirchen - e Alberico -  suo figlio - Barbiano di Belgiojoso, coadiuvati dal maestro d’arte Giuseppe Lanzani, è stato collocato sulla collina del Parco Nord nel novembre 1998. 

Anche qui è doveroso fare alcune riflessioni insieme ... l'angoscia di chi è dovuto partire ... e il ricordo e il senso di colpa di chi è rimasto (oppure - tra i pochi - sopravvissuto).

br patellani2b1

br patellani2b1

Ci salutiamo così, dopo aver condiviso pensieri, emozioni e racconti che ci hanno riportato indietro nel tempo e fatto riscoprire questa parte di storia che caratterizza il nostro Paese e di cui, purtroppo, troppo spesso sembriamo dimenticarci.

Buon rientro a scuola!

contentmap_plugin