La storia di Ada e il Tiglio

Ada si sforzava di camminare facendo il minor rumore possibile: non voleva disturbare la vita che nel bosco scorreva tranquilla, come ogni giorno.
Concedeva al massimo ai suoi piedi di far frusciare un po’ l’erba e di calpestare qualche rametto e foglia secca, ma per il resto anche il suo sospirare a momenti non poteva essere sentito. Eppure sembrava essere anche troppo per i piccoli abitanti del bosco, abituati a stare attenti agli umani: nessuno di loro era uscito allo scoperto per salutare la curiosa bimba. Solamente le piante le tenevano
compagnia: per questo le spiaceva vederne alcune per terra, ormai cadute: coperte di muschio, sembravano ormai fondersi col terreno, anziché rivolgersi verso i cieli. Eppure, in qualche modo, le sentiva ancora come… vive. Forse avrebbe potuto ancora salvarle
ripiantandole?
E mentre pensava a come fare, Ada vide qualcosa di meraviglioso: sopra un tronco ormai tagliato, stavano germogliando dei piccoli alberelli. Stavano trovando la propria strada attraverso i luoghi lasciati vuoti dalle piante d’un tempo:
“La vita trova sempre un modo per rifiorire”
Pensò Ada ad alta voce
“Forse dovrei lasciare il bosco come l’ho trovato, senza intervenire!”.
Una pianta piuttosto alta, dalla corteccia grigia scura segnata da lunghe venature che correvano dall’alto in basso, sentì questi pensieri: quasi aveva scordato come suonava la voce di un’umana.
“Avresti ragione a fare come dici, piccola mia: sarebbe cosa buona e gradita! Quel che nel tuo mondo potrebbe sembrare una buona intenzione, per il mio mondo vegetale potrebbe essere una pessima idea. Le piante che vedi in terra non possono tornare allo splendore antico e nemmeno lo vorrebbero! Anche ora che sono sdraiate, per sempre, brulicano di vita”.
Ada si voltò verso la pianta che aveva parlato: aveva tantissime foglie a forma di cuore, seghettate sui bordi, pitturate di diverse sfumature che andavano dal verde scuro per passare a verdi più chiari e quasi dorati. I suoi fiori erano gialli e piccini, ma più profumati
d’un buon miele.
“Sentivo che c’era ancora vita, in quelle cortecce coperte di muschio. Pensavo fosse giusto aiutare…”.
“Le tue intenzioni sono squisite, ma ci sono troppe cose che non sai su questo mondo per poter stabilire tu sola cosa sia giusto o sbagliato, mia cara; ma ti ringrazio per il buon pensiero! In fondo, non hai tutti i torti: questi tronchi, in un certo modo, sono ancora vivi; ma nel senso che offrono ora cibo e riparo a moltissime specie di animali e funghi! Per non parlare del muschio che li copre come pelle: anch’esso è vita! Il legno caduto e in decomposizione è una parte importantissima dell’equilibrio di questi luoghi: è giusto
lasciarlo per terra. È giusto perché fa bene a tante creature e permette al bosco di ricaricarsi, senza dar fastidio a nessuno. Senza di loro, nel giro di qualche tempo la foresta sarebbe più povera di vita di quanto non sia mai stata…”.
“Meno male che mi hai avvisata!”
Esclamò allora la bambina, sollevata
“Mi stavo fidando troppo di ciò che ero sicura fosse giusto… abbiamo un senso così personale della giustizia noi umani! Forse dovremmo tutti ascoltare di più la natura per capire ciò che è bene”.
“Forse”
Le rispose l’albero
“Noi piante non sappiamo ogni cosa; ma abbiamo imparato a considerare giustizia ciò che mantiene gli equilibri naturali del mondo, ingiustizia tutte quelle azioni che non li rispettano. Se, per esempio, tu ora decidessi di strappar via le foglie dai miei rami e spezzarle, per passare il tempo, sarebbe ingiusto; ma se un insettino affamato avesse fame, è giusto che usi le mie foglie per cibarsi. In questo modo siamo certe di raggiungere ciò che è meglio per la totalità degli abitanti di queste terre!”.
Ada aveva ascoltato con attenzione, ma i suoi occhi giravano curiosi in esplorazione dei dintorni. Vide delle piantine emergere dal tappeto di foglie, appena nate. Come i neonati hanno pochi capelli, erano coperte da poche foglie e i rami erano fragili, all’ombra degli
alberi più grandi.
“Come ti chiami, cara pianta?”
Chiese la bambina, con la testa già rivolta a molte altre domande.
“Il nome che mi avete dato è Tiglio e sono contento di fare la tua conoscenza!”
Rispose l’albero gentile.
Anche Ada ne era molto contenta; ma quante cose c’erano da sapere.
“Mi stavo chiedendo”
Iniziò a dire
“Come fanno queste giovani piante a diventare sane e grandi come te? Non sono ancora abbastanza alte per arrivare a catturare i raggi del sole…”.
“Per questo io e le altre piante adulte passiamo loro dei nutrienti attraverso le radici”
Disse il tiglio
“Nessuna creatura sceglie dove e come nascere: noi piante non facciamo eccezione. E ci sembra ingiusto non garantire le stesse opportunità a tutte, così quelle più fortunate aiutano le piante più giovani o in difficoltà, condividendo la loro ricchezza: in fondo, siamo tutti fratelli e sorelle su questo pianeta, anche se abbiamo aspetti differenti. Tu non aiuteresti il tuo fratellino solo perché ha i capelli biondi ricci e tu le trecce scure?”.
Ovviamente le cose non stavano così. Ada avrebbe fatto di tutto per i fratellini! Ma la pianta le aveva insegnato un altro tipo di giustizia: non più centrata sul suo solo angolo di mondo, ma sul benessere di tutte le creature di quella splendida casa comune ancora in
gran parte da scoprire.
E’ questa era proprio una cosa da ricordare bene … da scrivere sul suo fedele quaderno …

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