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Oggi ci dirigiamo con gli amici delle classi 1B e 1C della scuola Pavoni nell'area didattica per mettere alla prova la nostra abilità con le mappe.

L'area didattica è uno spazio delimitato da due muri e due recinti, in cui sono stati praticati diversi interventi per favorire la colonizzazione da parte di piccoli animali, come rane, rospi, topolini, uccelli vari, pipistrelli... Ci sono molti punti particolari, facilmente riconoscibili, mentre altre aree di intervento sono più anonime e nascoste. L'obbiettivo del gioco molto serio che vi proponiamo è cercare di alcuni dei luoghi segnati sulla mappa, e per farlo sarà necessario impegnarsi a capire come si legge la mappa stessa.

Quasi nessuno ha mai fatto prima un'operazione di questo tipo... In cerchio, tutti insieme, dopo una breve presentazione del Parco, parliamo di come si può dedurre dall'ambiente dove si trova il nord magnetico, di come si orienta la carta con l'aiuto della bussola, di come ci si posiziona nello spazio rappresentato sulla mappa e di come si fa a capire in che direzione andare nello spazio reale per raggiungere il punto desiderato.

Per capire quali punti dovrete trovare, abbiamo preparato una serie di indovinelli... 

Vi dividiamo in tre gruppi, e a ciascuno affidiamo una bussola, una mappa e un blocchetto di indizi. Quando trovate uno dei vostri punti memorizzatelo e tenetevi pronti a descrivercelo durante il cerchio finale. Chi sarà il gruppo più veloce e preciso?

Durante l'esplorazione ci si imbatte anche in piccole cose interessanti, come un gruppo di piccoli funghi graziosi...

...Una lumaca in cattive condizioni...

E poi un lombrico, una pianta di ribes con i frutti quasi maturi, e tante altre piccole cose!

Ciascun gruppo riesci a completare due blocchetti di indizi; alla fine del gioco ci riuniamo di nuovo in cerchio, discutiamo di alcuni dei luoghi che abbiamo trovato, e facciamo un breve giro per approfondire certi punti particolarmente significativi.

Il grande ciliegio che si trova all'entrata è uno degli alberi più vecchi del Parco. Per stimare quanti anni abbia, dobbiamo considerare che quest'area fu bombardata nell'aprile del 1944, e se questa pianta fosse stata viva già allora sarebbe stata distrutta. Dunque deve essere più giovane... Se supponiamo che sia nato l'anno successivo, nel '45, vorrebbe dire che ora ha 75 anni, che è l'età che potrebbe avere un nonno; per questo lo abbiamo chiamato Nonno Ciliegio!

Più avanti c'è un ponte che attraversa lo Stagno dei Rospi, un piccolo laghetto artificiale ricco di vegetazione, costruito per favorire la fauna degli ambienti umidi e in particolare la riproduzione del rospo smeraldino. Ma attenzione! Se per casoavete visto degli anfibi saltare in acqua al vostro passaggio, sappiate che non sono rospi, ma rane: i rospi infatti, terminato il periodo riproduttivo, che va da marzo a inizio maggio, si allontanano dall'acqua e riprendono il loro stile di vita terricolo; le rane invece rimangono legate all'acqua tutta la vita, e in essa trovano cibo e riparo.

L'ultimo punto di cui vorremmo dire qualcosa è la Casetta del topolino: è un piccolo foro che si apre a livello del terreno, proprio come la tane dei topi dei cartoni animati, e si trova in un muretto molto interessante. Questo muro fu costruito diversi anni fa da una società specializzata in architettura ecosostenibile e anche didattica. ed è composto di mattoni modificati per offrire rifugio a una vasta varietà di piccoli animale. La casetta del topolino stessa è in effetti un mattone cavo e dotato di un ingresso; oltre a questo, si trovano piccoli ripari per cince, insetti di vario genere, ragni, lucertole. Inoltre ogni mattone e scavato in modo che nell'interno del muretto si formi un percorso agevole per un piccolo serpente, come per esempio la coronella austriaca, o il colubro liscio!

E, a proposito di ripari, è arrivato il momento di visitare il Bunker Breda, cioè il rifugio antiaereo costruito per proteggere gli operai della Breda e delle altre fabbriche nei dintorni durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Mi raccomando, bisogna fare molta attenzione a fare più silenzio possibile, perchè è un luogo piuttosto angusto, oltre che freddo, e a causa dell'eco ogni parola viene amplificata e può diventare fastidiosa.

Appena entrati troviamo subito la "bomba gentile" donata dalle vedove dei lavoratori, la riproduzione di una delle bombe sganciate dagli aerei interamente realizzata a mano con la stessa tecnica che si usa per i centrini inamidati. Si trova proprio all'ingresso come ricordo tangibile di quello che è avvenuto durante la guerra.

Alla fine del percorso, ragioniamo su quello che abbiamo osservato: i cunicoli si sviluppano lungo una linea spezzata, sono perpendicolari gli uni agli altri e fra un tratto e l'altro si trova una robusta porta di cemento, che veniva chiusa per impedire che l'urto e il fuoco di una bomba che sventuratamente colpisse un tratto del bunker non si propagasse verso i segmenti vicini. Quando le porte venivano chiuse il corridoio, in cui erano stipate più persone possibili, diventava davvero molto angusto, buio e per nulla areato; per quest'ultima ragione l'ossigeno diventava un bene da consumare con parsimonia, ed era vietato fumare, parlare, e addirittura muoversi se non per andare in bagno.

Proviamo a immaginare cosa dovessero provare quelle persone: paura, ansia, ma soprattutto preoccupazione per i propri cari e per la propria casa. durante la guerra circa la metà di Milano venne distrutta dai bombardamenti, e molte persone non riuscirono a scendere in tempo nelle cantine e nei rifugi... è quello che accadde durante la strage di Gorla, in cui 184 bambini morirono perchè non riuscirono a nascondersi nel rifugio antiaereo della scuola.

Dopo la fine della guerra i bunker vennero abbandonati, fino a quando una decina di anni fa il Parco decise di ristrutturarli e aprirli al pubblico. Ma prima di questo, in quegli anni in cui il Parco era ancora giovanissimo e l'ingresso ai vecchi rifugi nascosto da una fitta cortina di vegetazione, alcuni bambini erano soliti scendere a giocare in questi sotterranei, che allora erano spaventosi perchè bui e freddi e misteriosi. Qualcuno, sentendo qualcosa di lungo e sottile toccarli il collo, si deve essere spaventato parecchio....

Ma erano solo le radici degli alberi sovrastanti, che con un lento lavorìo durrato decenni, sono riusciti a bucare il cemento armato e infiltrarsi nella cavità sottostante. Potete ancora vedere le macchie di cemento più scutro dove le radici sono state tagliate e i buchi riparati! Però potete provare a sperimentare la stessa sensazione grazie a una piccola parte di muro che è stata mantunata in quella condizione.

E, dopo aver provato quest'ultimo brivido, è arrivato il momento di salutarci...

Ciao amici, alla prossima!

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