Incontriamo gli amici della 1b nei pressi del lago di Niguarda.
Oggi è il nostro terzo incontro, e insieme continueremo a esplorare il sistema delle acque del Parco: partendo da questo grande, giovane lago artificiale arriveremo fino al punto in cui hanno origine i canali, vicino al cimitero di Brusuglio. 

Lungo la strada dovremo prestare attenzione a tutte le forme di vita che dipendono dall'acqua, e fare qualche misurazione. È una splendida giornata primaverile, l'ideale per una passeggiata. Pronti? Partiamo!

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Anche se il lago di Niguarda è stato creato dall'uomo, come una sorta di grande piscina, molti piccoli cartelli lungo tutto il suo perimetro ci ricordano che è assolutamente vietato fare il bagno. Questo perchè le sue acque, che arrivano dal Villoresi o dall'acquedotto a seconda del periodo, sono molto più fredde di quelle di una piscina: possono scendere fino a 15 gradi in meno rispetto all'ambiente superficiale, Chi si tuffasse in una giornata particolarmente calda, magari dopo mangiato, rischierebbe una congestione da sbalzo termico!

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 Nelle acque e sulle rive del lago avvistiamo qualche germano, qualche gallinella e un grosso cigno intento alla toeletta...

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Cominciando a risaleire il sistema dei canali ci attardiamo per misurare la temperatura e il pH dell'acqua. La temperatura si conferma di un valore simile a quello atteso, di circa 15°, mentre il pH si dimostra essere 6, quindi molto leggermente più basico di quello che ci aspettavamo.

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Continuiamo la nostra passeggiata notando i gerridi che pattinano sulla superficie dell'acqua, e una curiosa macchia di piante acquatiche che crescono in mezzo a un canale. La loro cima ricorda un po' la bacchetta di sambuco di Harry Potter...

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Sono tife, e quelle gibbosità soffici sono quello che rimane dei loro semini piumati. All'inizio della primavera erano molti di più, poi il vento, soffiando, li ha fatti volari via e si sono dispersi fino a raggiungere aree anche molto lontane dal Parco. Ovviamente non germineranno mai se non trovano un terreno paludoso...

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Risaliamo la corrente, e ci accorgiamo che in certi punti il flusso è molto rallentato perchè gli ingressi ai tratti sotterranei dei canali sono ostruiti da rami e altri detriti. Ripulirli è molto divertente, e diventa ben presto la vostra attività preferita!

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Ci fermiamo per ammirare un filare di gelsi, le foglioline nuove e tenere e i frutti ancora acerbi...

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Nella pozza vicino al laghetto di bruzzano avvistiamo molti pesci sott'acqua, delle ninfee coi fiori ancora in bocciolo, una tartaruga e infine, meraviglia!, una rana!

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Sul laghetto nuotano molti germani, quasi tutti maschi, e gallinelle, mentre sulla riva assolata dell'isola centrale prendono il sole diverse tartarughe. Quell'isola è molto importante per la vita nel Parco, perchè è irrangiungibile via terra e permette agli uccelli di nidificare indisturbati...

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L'acqua a nord di Bruzzano è limpidissima, e si distingue chiaramente tutto il millefoglio, la pianta ossigenante che cresce sotto la superficie. Fra le sue fronde si crea un'ambiente ideale per ospitare tantissime forme di vita, come abbiamo verificato durante la scorsa uscita...

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Vicino alla stazione di Cormano-Brusuglio ci imbattiamo nel punto in cui l'acqua si riversa nei canali del Parco. Il Villoresi è ancora in secca e tutta l'acqua arriva da sotto una grossa pietra piatta, dove c'è lo sbocco di una tubatura collegata a un pozzo non più utilizzato dall'acquedotto. Per i criteri del Comune quest'acqua non è potabile, e non si può bere!

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Quest'angolo del Parco, a differenza delle parti più a sud e a est, ha una lunga storia agricola alle spalle. Questi corsi d'acqua non sono stati creati ex novo come gli altri, ma sono stati ereditati dal vecchio sistema di irrigazione dei campi e mantenuti quasi intatti.  Facciamo una deviazione per osservare le antiche pietre poste alle diramazioni dei canali, e il lungo filare di grandi pioppi neri. Questi alberi sono molto antichi, a giudicare dalle dimensione dovrebbero avere quasi un secolo, e sono di sicuro gli alberi più anziani di tutto il Parco.

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La maestria degli agronomi del passato è testimoniata dalla pendenza costante che permette all'acqua di fluire senza mai stagnare; questa pendenza doveva essere mantenuta con opere di manutenzione periodiche, o i fossati si sarebbero riempiti di terra e sarebbero diventati inutilizzabili.

Superiamo un antico trivio di canali: queste lastre di granito sono state poste dagli antichi contadini per poter gestire i flussi d'acqua in modo da irrigare ora un campo, ora quello vicino, a seconda delle necessità. I progettisti del Parco hanno dovuto scegliere in quale direzione incanalare l'acqua per conservare una massa adeguata affinchè i canali non vadano mai in secca; per questa ragione uno dei tre è stato abbandonato e ora rimangono solo le pietre e un piccolo avvallamento a ricordare della sua esistenza passata.  

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È stato un percorso lungo e interessante, ma ormai è giunto il momento di salutarci. Ciao a tutti, alla prossima!

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